SPERONE. La morte dello chef Raffaele Casale sembra un puzzle difficile da comporre. Il papà chiede verità

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Era il 16 agosto del 2017 quando un drammatico incidente in moto strappò alla vita il giovane Raffaele Casale, 28enne originario di Sperone (AV), chef del noto locale tranese “Le Lampare al Fortino”.
A distanza di quasi 4 anni da quel maledetto schianto, in cui la motocicletta di Raffaele carambolò prima contro il palo della pubblica illuminazione e poi contro il muretto presente sul ciglio del marciapiede di via Martiri di Palermo a Trani, il magistrato ha richiesto l’archiviazione delle indagini, per la seconda volta. C’è un’indagata, una donna di 40anni, a suo carico l’accusa di omicidio stradale. “Ci siamo opposti con la nostra difesa. Fino ad ora mi sembra di aver lottato da solo. Le indagini sono partite nel 2017 ma ho lottato per cercare prove, testimonianze, per provare a ripercorrere quella nottata”, afferma il papà Felice in una intervista.

La prima inchiesta sulla morte di Raffaele fu archiviata, lo chef sarebbe caduto rovinosamente sull’asfalto perdendo il controllo del mezzo da solo. “Ho chiesto di indagare su tutto, ho chiesto i tabulati telefonici, voglio capire se qualcuno ha mentito, voglio giustizia. Mio figlio non è un morto di serie B, io aspetto giustizia. Voglio conoscere la verità. Voglio capire che cosa è accaduto quella notte. Nei nuovi verbali non trovo un filo logico sulla ricostruzione di quello che è accaduto quella notte. Mi sembra di avere davanti un puzzle che non si completa mai. Io non dormo da quattro anni. Se non ci permettono di visionare i tabulati telefonici non sapremo mai la verità”, dichiara Felice Casale.

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