La violenza ha i minuti contati, la nota della sociologa Maria Ronca

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Non possiamo aspettare un minuto di più, per fermare la violenza basta conoscere i meccanismi che la generano, alimentano e bloccarli. Non c’è altro modo. Aiutarci da sole a uscire, ad attuare la prevenzione prima che sia troppo tardi. Il repertorio e le dinamiche di azione sono contenute in fasi standard di ripetitività e di manipolazione attuabili nel breve e nel lungo periodo.

Costruzione di una finta perfezione

Costruzione di un alibi

Pratica del tira e molla

Isolamento della vittima

Rientro della condotta vessatoria

Ripetitività

Il circuito continua all’infinito…

Uomo o donna che sia.

Con lui non c’è storia, è il più bello, il più bravo, non sbaglia mai, è perfetto, è gentile, è amabile. Gli altri non sono nessuno: sono inappropriati, non alla sua altezza, sono gelosi, possessivi, dipendenti da lui, senza sono fuori.

Davvero?! E dopo un interminabile lista di errori e di mancanze, la colpa è sempre degli altri che non lo amano, che non lo capiscono, che non lo considerano abbastanza per tutto quello che fa per gli altri, ma come io faccio questo e osi parlare, dire e pensare di me queste cose, per me non rappresentano nulla, figurati se faccio queste cose, ti sei sbagliata, hai frainteso tutto, ti pare che alla mia età, con il mio ruolo,…

In effetti, per sé conservano un ruolo che non gli si addice perché la scelta non la faranno per comodo e per non intaccare il pensiero che gli altri hanno di lui o lei (compagni, genitori, altri).

Perché dietro delle scelte bisogna cambiare veramente e questo spaventa in quanto la natura è poco incline alle stabilizzazioni e alla confermata libertà che è a sua volta diverrebbe altra prigione mentale alla sua spassionata riconferma egocentrica. Non divide spazi e attenzioni con nessuno, maniaco per le sue cose, incurante degli spazi e tempi altrui, sei “a tempo” nella sua agendina, affettività a tempo,

Sei ciò che sei, a prescindere da atri sé confermativi e oppositivi.

Nel momento che gli dici qualcosa che non va scatta come una molla, usa dapprima gentilezza e pacatezza, poi, quando non funzionano le pratiche dialettiche e di contenimento passa all’attacco, ti mette in bocca frasi e comportamenti mai avuti, ti svaluta in pubblico, in privato anticipa mosse e racconta di avere una moglie/marito debole, bisognoso, inutile, che non ama, che ha sposato per chi sa quale carambolesca congiura contro di lui/lei. Sono persone al ribasso, giocano sporco.

Come si fa, poi, a farsi convincere e ad avvalorare la causa è sostanzialmente esplecitata nella premura di non far mai incontrare l’altra/l’altro per evitare di essere smascherati e si palesano le vere ragioni alla “conclamata maledizione” che vivono da “povere vittime incolpevoli”. Oppure usano determinati accorgimenti per far uscire l’altro nel peggiore dei modi allo scopo di trasformare le inconsapevoli in persone maleducate e malpensanti.

Ebbene i modi e maniera sono un contorniato di meccanismi bloccanti per impedire all’altro di fare un dibattito, vuoi per educazione, vuoi per vergogna. Sembra per il nostro bell’imbusto aver dimostrato qualcosa, ma pensandoci è solo questione di fortuna e di rispetto, perché non si è in malafede che non ci si difende e in “quel unico caso” che l’occasione fa “l’uomo bugiardo”, provate a frequentare e a diventare amica/o dell’altro/a, la reazione, se la filerà a gambe levate, prima che potete dire, sai caro esco con… Per prendere un caffè,… Vado con loro al mare, vengono a cena.

Non ci saranno altre occasioni di confronto o di scontro.

“Funziona finché non conosci mia moglie, più le stai lontana meglio è per me”.

I rapporti saranno contenuti e lontani da occhi indiscreti.

I meccanismi di spostamento dei problemi è fatta, passiamo alla fase successiva distruzione della sua autostima, isolamento dal resto del mondo e via dicendo, fino al completo annullamento della persona.

Il circuito perpetuo regge finché non si esce dalla routine.

L’altro/a non reagisce per amore, per paura, per vergogna. Tutto è nel piano.

Mi raccomando non giustificate mai chi fa violenza e non allontanatevi, credendo nelle storie distorte architettate a tavolino:

“Vai pure a raccontare queste cose tanto lo sanno che sei pazza, ti tolgo la casa e pure i figli, i soldi.”

Privare la donna di autonomia e riempirla di minacce per impedire che si muova o si opponga.

Si va giù pesante, prima a parole e, poi, con le mani. L’ultimo stadio: la violenza. Se lo conosci, lo eviti.

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