MUGNANO. In politica è sfida di “manifesti”. E il popolo? Le difficoltà? E la crisi? A questo chi ci pensa?

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di Sabato De Santis

Via Vittorio Emanuele e le sue diramazioni ne sono pieni. A Mugnano del Cardinale ci sono manifesti ovunque. Manifestazioni che trovano nella loro stessa posizione mediatica e urbana una certa collocazione ridicola solo ed esclusivamente per chi, invece di una commedia a teatro, preferisce assistere al classico botta e risposta di paese in cui forme di politica di diverse ideologie si contengono lo scettro della verità istantanea dietro l’assenso del passante di turno. Se informare il popolo di ciò che accade in paese è di vitale importanza lo è altrettanto l’agire in forma pratica e passare dal pensiero all’azione senza mezzi termini. Summit, organizzazioni di eventi culturali e incontri sociali sono solo la base da cui poter ripartire e di certo non possono essere eventi momentanei per poi finire nel dimenticatoio ogni anno. Dall’altro canto, invece, se è pur vero che difendere le proprie idee e il proprio agire resta di un’importanza unica per poter negare forse “possibili” bugie e difendere la “propria verità” resta il fatto che cimentarsi nella lotta di paese, fatta di scontri di manifesti, al posto di trovare possibili soluzioni, resta di per se solo ed esclusivamente una situazione grottesca. L’idea di cercare di collaborare e trovare soluzioni concrete insieme, sembra, a Mugnano, essere lontana anni luce. Al padre che la mattina ha bisogno di una spiegazione da dare al figlio per evidenti problemi di varia natura che possono essere sia economici o di altro genere che affliggono in primis la sua famiglia e poi il nostro paese non serve per nulla un foglio A3 o A4 stampato e messo in giro per il paese. Lui, come tutti, ha bisogno di risposte, di conferme, di idee e di progetti in cui credere veramente. Non ce ne vogliano le parti in causa ma di certo in un periodo di crisi che vive prima la nostra nazione e poi il nostro paese la lotta del manifesto sembra essere davvero di un’epoca antica, quando il consenso veniva stabilito solo nelle piazze per chi era capace di “istigare” di più il popolo e far viaggiare la loro fantasia. Ma soprattutto in un’epoca come la nostra dove a farla da padrone è la tecnologia risulta davvero bizzarra l’idea di poter colpire i sentimenti di tutti o di quei pochi passanti attraverso il classico manifesto. E allora, a volte, e ripeto, non ce ne vogliano le parti in causa, è meglio assistere ad una classica commedia di teatro e non dar vita all’ennesima risata isterica e forse anche del tutto nervosa alla lettura dell’ennesimo manifesto di paese fissato li come a testimonianza dell’ultima puntata di una fiction già conosciuta in passato.

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