ALMANACCO IRPINO. Martedì 24 marzo 2020

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a cura di Grazia Russo

24 marzo, martedì santa Caterina di Svezia,

E’ patrona e protettrice contro le nascite premature e gli aborti

Gli aborti

Nella società contadina non sempre l’arrivo di un altro figlio, specialmente se era femmina, rendeva felice la famiglia, perché si aggiungeva un’altra “bocca da sfamare”.

Per interrompere la gravidanza le donne ricorrevano alle pratiche abortive: prima si adoperavano espedienti empirici come infusi di camomilla, di prezzemolo o bevande ottenute con sostanze tossiche, poi si passava alle pratiche magiche come tenere giorno e notte il pugno chiuso perché si credeva che il gesto avrebbe fermato lo sviluppo del feto ed infine alla soluzione estrema ovvero l’uso di un ferro infilato nella parte intima, per espellere il feto, pratica spesso rischiosa per la donna che alcune volte moriva per le lacerazioni interne o per le infezioni provocate dal ferro non bene sterilizzato. Questa pratica talora non veniva praticata da un medico in un ambiente sterile ma da donne che si spacciavano per esperte.

Il parto anticipato

Secondo l’immaginario femminile anticipare il parto era un segno nefasto, soprattutto partorire di otto mesi era ritenuto un fenomeno diabolico. La futura mamma invocava tutti i santi affinché il figlio non nascesse la notte tra il 24 e il 25 dicembre, perché era credenza che avesse avuto doppia natura: umana e infernale; infatti se nasceva un maschio sarebbe diventato un lupo mannaro, se femmina janàra. Chi nasceva in un giorno qualunque dell’anno bisestile non avrebbe avuto una vita lunga. Invece se nasceva proprio nella giornata del 29 febbraio avrebbe acquisito il potere di avvertire la presenza di spiriti dannati oppure la virtù di parlare con le anime dei morti.

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