Ad Avella e comuni limitrofi sono riapparsi i manifesti di fascismo e libertà: è polemica

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Ad Avella e comuni limitrofi sono riapparsi i manifesti di fascismo e libertà: è polemicaIl manifesto che vedete nell’immagine sta inondando gli spazi delle pubbliche affissioni dei nostri comuni. La vicenda ha avuto inizio qualche settimana fa quando apparve una prima versione del manifesto che scatenò l’ira di molti e qualche cittadino, nell’occasione, ha addirittura sporto denuncia. Il movimento, però, a quanto pare, non si è lasciato intimorire e, a chi punta il dito contro, definendo quell’affissione un reato, risponde che le leggi costituzionali non sono state violate. Una parte di cittadini, invece, ha definito il manifesto turbamento per la società: “viola senza dubbio le disposizioni costituzionali (transitorie e finali al punto XII) che vietano la riorganizzazione sotto qualsiasi forma del disciolto partito fascista”. “A distanza di 70 anni dalla fine del fascismo non possiamo permettere queste rigurgiti”, aggiungono, chiedendo alla Prefettura e ai sindaci di rimuovere le affissioni dagli spazi pubblici e di “sanzionare adeguatamente chi si è permesso di offendere le migliaia e migliaia di cittadine e cittadini che si sono battuti, e molti di essi perdendo la vita, per costruire la democrazia nel nostro Paese”.

FASCISMO E LIBERTÀ. Ma cos’è “Fascismo e libertà”? Dallo stesso sito del movimento leggiamo che è “legalmente costituito con atto notarile in data 25 Luglio 1991, ha ottenuto il riconoscimento di liceità con la propria denominazione ed il simbolo del Fascio Repubblicano, dalle sentenze di archiviazione e/o piena assoluzione di supposti reati di ricostituzione del disciolto partito fascista e di apologia di fascismo (Legge Scelba) emesse dai Tribunali di Milano (tre sentenze), Alessandria, Siena […] (c’è anche Padova nel lungo elenco, ndr), con la motivazione: il fatto non sussiste”. Scopo del Movimento, si legge sempre dal sito, è “rilanciare le discussioni sul Fascismo mettendo in luce verità e responsabilità omesse dalla storiografia ufficiale, storiografia creata per indottrinare il popolo e che, come ogni menzogna, lascia zone di ombra sulle quali è doveroso indagare”.

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