AVELLA. Centrosinistra: “Per Biancardi molto più interessante parlare della futura inaugurazione dello stabile cui ha persino dato il suo nome che della salute pubblica”

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Il volto solcato dalle rughe di chi ha visto e conosciuto troppa sofferenza, occhi vispi celati da un paio di spesse lenti, clergy perennemente slacciato come a voler manifestare una sorta di ribellione verso quella Chiesa che troppo presto l’ha abbandonato a se stesso: questo è Don Aniello Manganiello, uno di quei preti scomodi che si impegnano nel sociale mettendo la propria vocazione realmente al servizio dei meno fortunati. Quasi un ventennio trascorso a Scampia contrastando la camorra e togliendo dalla strada migliaia di giovani strappandoli alla manovalanza della criminalità anche attraverso il calcio, un libro per raccontare la storia di queste persone, l’attivismo sfrenato nel sostegno di battaglie umanitarie e sociali ma soprattutto l’umiltà di un uomo che sa di spendere la sua intera vita per cose in cui crede. Nel corso di questi anni Don Aniello suo malgrado è diventato un personaggio, conosciuto e riconosciuto dalla gente, eppure lui rifiuta questo ruolo affibbiatogli da una società contemporanea che si stupisce quando qualcuno, soprattutto un prete, si impegna in favore degli altri.

Domenica mattina per l’ennesima volta Avella lo ha ospitato per l’iniziativa La Marcia per la Vita, che poi a causa delle cattive condizioni meteorologiche è stata rinviata alla primavera e sostituita da un briefing svoltosi nella Sala Consiliare del Comune: una manifestazione bella ed utile che ha visto la partecipazione delle diverse anime che compongono il tessuto socio-culturale locale ma non solo (erano infatti presenti anche alcuni rappresentanti dei Giovani dell’Agronolano ed un rappresentante del Movimento dei Forconi), durante la quale sono stati analizzati i molteplici fattori che generano inquinamento ed è stata valutata la situazione attuale circa la vicenda della Terra dei Fuochi. In una sala gremita, sono intervenuti tra gli altri Enrico Montanaro, Sindaco di Baiano, e Carmine Ferrara, stimato oncologo di Mugnano, le cui parole hanno lasciato un segno profondo tra gli astanti. Unica nota stonata, e non è la prima volta che capita, l’ennesima brutta figura rimediata dall’Amministrazione Comunale di Avella che non ha fatto gli onori di casa: nessuno tra Sindaco, Assessori e Consiglieri era infatti presente, a parte Pellegrino Palmieri.

Evidentemente per coloro che governano il nostro paese queste iniziative non costituiscono alcuna attrattiva; Biancardi e la sua ciurma infatti parlano spesso di attività sociali e culturali tuttavia appare chiaro che le uniche cui sono interessati sono quelle che attuano essi stessi e dalle quali possono ricavare qualcosa: negli stessi minuti in cui si svolgeva l’incontro con don Aniello, infatti, il Sindaco condivideva sul sociale network notizie relative alla sua più grande creazione, il Teatro. Molto più interessante parlare della futura inaugurazione dello stabile cui ha persino dato il suo nome che della salute pubblica, di cui tra l’altro il Primo Cittadino è responsabile, anche perchè probabilmente secondo la visione onirica che Biancardi ha della realtà il problema dell’inquinamento e le malattie ad esso correlate non toccano assolutamente un’isola felice come Avella. Sarebbe stato opportuno partecipare e fornire il proprio contributo, invece si è preferito disertare: non è ammissibile un comportamento del genere specie quando ci si auto-proclama paladini del sociale e della cultura né è plausibile alcuna scusa poiché appare difficile pensare che di tutti i componenti della Giunta nessuno fosse disponibile.

E’ altresì palese che in una discussione simile il Sindaco avrebbe avuto ben poco da dire, poiché se da un lato è facile fare proclami e abbindolare la popolazione con chiacchiere lasciate al vento, dall’altro è molto più difficile articolare un confronto con persone esperte del settore; del resto il recente passato dimostra che questa Amministrazione ben poco ha fatto per contrastare l’inquinamento del territorio ed anzi si è spesso trovata coinvolta in polemiche inerenti il ritrovamento, in alcune località avellane, di rifiuti pericolosi, senza contare il perenne dramma del Clanio. Come ho spesso avuto modo di dire, la vera natura di questi “venditori ambulanti di palle” viene sovente alla ribalta quando si tratta di agire: purtroppo non sempre gli avellani sono pronti ad accorgersene, troppo frequentemente si lasciano imbonire da promesse (e non solo), si lasciano sopraffare dai propri interessi personali senza pensare alla collettività e pertanto si comportano da brave pecorelle. Non preoccuparsi dell’inquinamento ambientale, specie dopo aver appurato che la Campania è una vera e propria bomba ecologica, significa non solo essere degli incoscienti ma soprattutto non avere a cuore il futuro delle generazioni che verranno e dunque anche dei propri figli. (Centrosinistra per Avella)

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