Avella, gli auguri di Antonio Tulino: “auguri Avella, auguri avellani”

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“Un saluto natalizio. I beni culturali come veicolo di conoscenza e vicinanza tra genti , culture e interessi; una visione proiettata sul territorio, per esaltarne la ricchezza, la specialità; testimonianze fisiche, ricche di immagini scolpite nel nostro DNA , di gente del sud, mediterranea, pronta ad accogliere il diverso, lo sconfitto, il diseredato alla ricerca di pace: tutto questo e altro ancora costituisce il patrimonio del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo . Sarebbe un grave errore valutare gli indiscussi successi, di questa Amministrazione Civica, datata 2013, in materia di beni culturali, già ampiamente portati a conoscenza della collettività avellana, non tenendo conto dell’impatto che, questo settore vitale della nostra storia, produrrà sul territorio, tra la gente, l’economia, la cultura e la stessa Fondazione “Avella Città d’Arte“, scaturigine di quel Consesso, perché, a curane le finalità progettuali e reali, fossero liberi cittadini muniti di volontà e voglia del fare . Ma saremmo non veritieri se non palesassimo la nostra difficoltà, in questa fase di avvio della nostra organizzazione, in ordine a tutta la gamma di interventi e procedure da seguire, ché dell’ Ente si abbia una conoscenza piena e trasparente, della difficile, ambiziosa visione di programma e di coinvolgimento dei soggetti istituzionali. Non solo uomini e donne coinvolti nel processo osmotico di passioni, proposte e obiettivi. E’ il sentimento paese ad essere risvegliato, i sopiti suoi desideri, le dimenticate aspirazioni , le convinte scelte, di un proficuo operare, corollario di una visione d’insieme. Passato e presente s’incontrano per descrivere, delineare il possibile futuro; pietre , monumenti, vestigia del passato, parlano agli uomini, ne interpretano le valenze, ne delineano le coordinate, sul portolano di una possibile navigazione. E in questo ambito la scoperta della legalità come unico strumento di giustizia comportamentale. Quale augurio migliore, in questa chiusura di anno, quello di presentare al popolo avellano, le considerazioni, il rispetto, maturato dalle Istituzioni superiori? Regione e Provincia, braccia ideali, spesso asfittiche, di un organismo unitario al servizio della socialità, si connaturano, ora, in una funzione di servizio alla collettività, interpretandone le esigenze e valorizzandone la funzione; che consentono, finalmente, al paese – Avella – di dare una identità – storico archeologica- che ne legittimi la valenza di “ Città d’Arte “, nella cornice ideale di accompagnamento di tutti paesi limitrofi ad esso. Il fiume Clanio progenitore di culture, usi e costumi potrà scorrere tranquillo, pur nella difficile e indecorosa sua presenza, tra rifiuti e risultati consumistici; il castello medioevale, le tombe romane continueranno ad inanellare memorie del passato, in una visione fantastica del presente. Ma è l’Anfiteatro Romano, che fa da scolta, il luogo eccelso dello spettacolo per eccellenza, ieri, a ricordarci i fasti di un territorio, non alieno alle considerazioni dell’Impero Romano, oggi, a descriverne, di quello, le terribili, nefaste conseguenze, le mollicce abitudini di una pinguedine umana, inoperosa, qui convenuta ad assistere schiavi che, di quello spettacolo, ne esaltavano la valenza e il furore, restituendo con il proprio sangue, il sacrificio della vita, la sacralità imperitura, giunta fino a noi. E le sue vestigia e i rimedi adottati, con l’avallo delle superiori autorità di governo, perché divenisse luogo di’intrattenimento, moderno e chiassoso, gridano vendetta, tanta è l’onta, di quelle gradinate di ferro, lanciate alla storia, a quegli eventi e in definitiva a noi, eredi di entrambi. Saremmo ingiusti a chiudere questo augurio natalizio in chiave meramente fiscale e rivendicativa. Tutt’altro. Siamo convinti di stare nel giusto se affermiamo che Avella sta finalmente lucidando la sua argenteria ; se nel farlo, si raccordi con la sua gente, le associazioni, le aziende, il mondo della cultura e i suoi amministratori , senza l’ipercinetico criterio di ieri, foriero di tanti capitomboli , guidando, Avella, il suo vascello, nel porto sicuro della resipiscenza. Il nostro mantra per domani prossimo venturo sarà appunto il nostro perimetro urbano, i suoi addentellati collinari, le severe montagne, i tesori evidenti e nascosti, lettura complessa del passato, tutto quanto, fa del luogo, di questo luogo, una vera gemma da difendere e tutelare. Auguri Avella ; auguri avellani”. 

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