AVELLA. Rione Purgatorio, il 31 gennaio si festeggia San Ciro

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Anche quest’anno il 31 gennaio prossimo  nella frazione Purgatorio di Avella, nella Chiesa delle Anime del Purgatorio si celebra la festa  religiosa di  “S. Ciro eremita medico e Martire”. I preparativi fervono già da un paio di settimane sotto la cura del “ Comitato festa S. Ciro eremita medico e martire 2014” formato da tutti gli anziani della frazione Purgatorio, ma che si riassumono e si identificano con gli deus ex machina Salvatore Ercolino ed Elia Orciuoli, i quali si preoccupano di tutto ciò che occorre per far si che la festa del patrono del rione riesca e vada a buon termine , così come avviene da innumerevoli anni.
AVELLA. Rione Purgatorio, il 31 gennaio si festeggia San CiroBREVE CRONISTORIA DI S. CIRO EREMITA MEDICO E MARTIRE.
Agiografia. Gli autori antichi ci raccontano gli avvenimenti del martirio del medico Ciro e del milite Giovanni, e li inquadrano nella città di Alessandria d’Egitto all’epoca della persecuzione di Diocleziano (303-305). La Passio di Ciro e di Giovanni fu raccontata una prima volta da San Sofronio, Patriarca di Gerusalemme vissuto nel VI secolo, il quale, affetto da una malattia agli occhi, si era fermato per qualche tempo presso il santuario dedicato ai due Santi a Canopo, cittadina distante poche miglia da Alessandria. Per gratitudine egli volle narrare la storia e i miracoli dei due Santi. Raccolse così tutte le notizie che riguardavano il martirio di Ciro e Giovanni ed il loro sepolcro in Alessandria un tempo situato vicino alla tomba di San Marco. Parlò poi del santuario extra-urbano dedicato loro da santo vescovo Cirillo per contrastare le pratiche pagane e la medicina magica che si operavano a Canopo in onore della dea Menuthis. Per la sua narrazione Sofronio recuperò i contenuti di alcune omelie che Cirillo aveva tenuto in onore dei due martiri, ed indagò a fondo per la meticolosa descrizione di 70 miracoli che si erano verificati presso quel santuario ove egli stesso aveva recuperato il dono della vista.

Nel X secolo la devozione verso i santi Ciro e Giovanni era già presente nel quartiere alessandrino della Napoli bizantina, e a quella epoca si ebbe il racconto della Passio scritto  dal suddiacono Pietro il quale, con qualche variazione, seguì la narrazione di Sofronio. Pietro fu spinto dal vescovo Gregorio, ed in onore di una nobildonna devota scrisse in 114 punti gli Atti di Ciro e Giovanni. Pietro suddiacono inquadrò la vicenda di Ciro (Abba-Ciro) in Alessandria al tempo del santo vescovo Pietro che fu martire. Ciro praticava la medicina non nascondendo l’intenzione di sanare cristianamente anche le anime. Fu perciò perseguitato e costretto a rifugiarsi come eremita nel deserto, overiprese a curare e ad insegnare. In quel luogo nacque l’amicizia spirituale con il milite Giovanni, con il quale condivise la testimonianza del martirio quando si riportò ad Alessandria per cercare di aiutare alcune donne cristiane che erano state arrestate. Ciro e Giovanni furono presi e portati dinanzi all’autorità  imperiale che, di fronte alla ferma professione di fede in Cristo,
decretò la loro decapitazione. I loro corpi furono poi sepolti nella chiesa di San Marco.  La successiva letteratura agiografica riguardante i santi Ciro e Giovanni è quella prodotta dai vari autori medievali e moderni che si sono interessati della critica storica, della traduzione in lingua volgare, della descrizione delle reliquie e delle traslazioni a Roma e a Napoli. Si è poi sviluppata anche una letteratura antropologica e devozionale riguardante le tradizioni popolari e la divulgazione del culto. Culto e devozione popolare. Successivamente, nel 1600, le reliquie furono traslate a Napoli ad opera del cardinale Francesco Sforza e collocate nella chiesa del Gesù Nuovo. Ciro e Giovanni erano già venerati a Napoli, grazie soprattutto alla presenza di colonie di mercanti alessandrini, da secoli operanti in città, che edificarono anche un tempio in loro onore presso il vico denominato de Alexandrinis.

Verso il1675 giunse al Gesù Nuovo San Francesco De Geronimo, gesuita di origine grottagliese, che svolse per circa 40 anni il suo apostolato missionario a Napoli e in altre regioni del Regno. Egli contribuì a rinvigorire ed estendere il culto dei santi martiri Ciro e Giovanni. Infatti si narra che durante la sua predicazione portasse con sé alcune reliquie in una teca e se ne servisse per benedire gli ammalati. Adoperava inoltre alcuni sacramentali che egli definiva “medicamenti con i quali San Ciro sana i suoi infermi”, e cioè “l’olio della sua lampada; l’acqua benedetta colla sua reliquia; li fiori polverizzati; le sue figure”. Numerose sarebbero state le guarigioni e ciò contribuì a diffondere la devozione di San Ciro presso il popolo napoletano. Oggi in molte città italiane sono presenti tracce del culto di San Ciro: Torre del Greco, Atena Lucana, Sulmona, Cerignola, Castellammare di Stabia, Sora, Frattamaggiore, Acquaviva delle Fonti, Cerreto, Bologna, Novara, Foggia, Avellino, Palermo. Inoltre è patrono di Portici, Vico Equense (insieme a San Giovanni; nella Chiesa dei Santi Ciro e Giovanni sono presenti alcune loro reliquie) ,Nocera Superiore, Grottaglie, e Marineo, nonché  nella frazione Purgatorio di Avella nella Chiesa delle Anime del Purgatorio. La festa liturgica ricorre il 31 gennaio.

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