AVELLA. TEATRO BIANCARDI. Tutta la verità secondo Vincenzo Alaia: “La legge parla chiaro”

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Alla luce dei recenti avvenimenti -legati all’inaugurazione del Teatro Biancardi e alle dichiarazioni di alcuni consiglieri di opposizione – chiediamo a Enzo Alaia, ex presidente del Consiglio Provinciale, un parere su quanto accaduto: Ad Avella, nel giorno dell’inaugurazione del Teatro Biancardi, c’è stato un duro attacco al modus operandi  del sindaco che “in dispregio delle leggi” avrebbe “cambiato illegittimamente  la destinazione d’uso” di fondi regionali. In breve, il sindaco avrebbe – sua sponte – trasformato  in Teatro un centro di aggregazione sociale realizzato con finanziamenti regionali. Lei cosa pensa al riguardo? Senza entrare nel merito della discussione e lungi dall’innescare altre polemiche, vorrei poter dire con chiarezza che il decreto di concessione del luglio 2010, assegnava al Comune di Avella un contributo di € 199.058,20 per la realizzazione di un “ centro di aggregazione comunale”.  Si tratta di fondi del PSR 2007/2013 , relativi alla misura 321, per lavori di “ ristrutturazione e rifunzionalizzazione di locali da adibire a centro di aggregazione comunale”.

La richiesta di contributo risale al 2009, ossia all’Amministrazione Salvi: allora ero consigliere comunale di Avella e dunque la questione la conosco più che bene! Anche perché, a differenza di quanto va rivendicando il sindaco, mi sono personalmente attivato per far ottenere il finanziamento. E non solo questo finanziamento. Ma non ho certo bisogno di ‘esibire’ tutto ciò! 

– Ma è vero che si rasenta l’illegittimità, per distrazione di fondi? Non spetta a me dare un giudizio in merito: io mi attengo ad esporre i fatti! Poi ci sono gli atti, che non lasciano adito ad interpretazioni soggettive, perché parlano molto chiaro: il Decreto regionale, all’art. 3, cita espressamente che “la concessione del contributo per la realizzazione del progetto d’investimento in discussione è subordinata al rispetto da parte del beneficiario di tutti gli obblighi previsti dal Bando della Misura 321, pena la revoca del finanziamento concesso”. E se non bastasse, l’art.9 dello stesso decreto dice che “è fatto obbligo al beneficiario di  garantire l’erogazione dei servizi e non distogliere dal previsto uso i beni oggetti di finanziamento per un periodo di almeno 5 anni”.  Il mancato rispetto delle direttive impartite nel decreto regionale comporta la decadenza totale del beneficio, come anche ribadito – successivamente – nella delibera di approvazione del  progetto esecutivo, a firma del Commissario prefettizio. E c’è di più: un aggravante di non poco conto è il fatto che si sia dato poi in gestione alla Fondazione “Avella Città d’Arte” un Teatro Biancardi e non un “ centro di aggregazione sociale”. Ossia, è stato dato in gestione un bene oggetto di finanziamento, che non si poteva distogliere dal previsto uso per almeno 5 anni.  E il previsto uso, ripeto, è “ centro di aggregazione sociale”!   

Allora il consigliere Stefano Gentile aveva buoni motivi per protestare ? Non discuto dei toni della protesta. Ma le ragioni di essa sono fondate. Per quanto ne so, esistono motivi più che validi per appellarsi, perché – effettivamente-  non è contemplato nel  decreto di concessione del contributo alcun cambiamento di destinazione d’uso, pena la revoca totale del beneficio. Anche il  progetto esecutivo parla di centro di aggregazione sociale, non di Teatro. Questo è fuori discussione. E mi meraviglia il fatto che il Presidente della Regione Campania non fosse stato messo a conoscenza di ciò. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensa lui di questa questione! Questi sono atti conservati in banca dati della Regione e una verifica è sempre possibile. Dovrebbero essere gli organi competenti – ora – a far luce sull’accaduto!  

E dell’intestazione del Teatro allo zio del sindaco, cosa ne pensa? Con tutto il rispetto, mi sembra davvero poco opportuna questa scelta:  sarebbe stato preferibile non fare riferimenti a familismi!  Le amministrazioni precedenti si sono impegnate a far ottenere i finanziamenti per ristrutturare, sia il centro di aggregazione che altre opere, senza mai ostentare così tanto il proprio lavoro. Credo che l’umiltà sia la prima e la migliore capacità di proposizione che un amministratore debba avere: ma poi, ognuno ha un personale punto di vista sulle cose e si comporta, di conseguenza, secondo la propria natura. 

In conclusione: come finirà, secondo lei, questa vicenda? Che dire? Se la trasparenza degli atti è il biglietto da visita di Caldoro e della Giunta Regionale della Campania, toccherà a loro dare delle risposte. 

Staremo a vedere, dunque, che succederà!

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