Il racconto di Antonio Tulino sull’autore di “Malacqua”: Nicola Pugliese

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Il racconto di Antonio Tulino sullautore di Malacqua: Nicola PuglieseQuando sono in difficoltà,  davanti ad un problema di diversa natura e non riesco a dare una risposta, una spiegazione, ovvero,  a prendere una posizione decisa, per la mia  incapacità, impreparazione o altro elemento che dir si voglia,  mi rifugio nel fatalismo o nella fede: così dovevano andare le cose, ovvero, cosi il  Signore  ha voluto che mi comportassi. In tal modo acquieto la  coscienza che continua a lacerami  e farmi soffrire: riconosco la mia viltà o la mia debolezza. Questa dagherrotipa  rappresentazione  del mio modo d’essere mi riporta,  a lunedì u.s., nella Napoli bene di Piazza dei Martiri, nella soffusità  letteraria della “Feltrinelli”, dove si  coglievano, tra il numeroso pubblico accorso, due  aspetti peculiari della vita cittadina napoletana: la pubblicazione del libro “MALACQUA“,  tramite l’editore Pironti,  e  la commemorazione dell’autore, Nicola Pugliese,  giornalista e scrittore. Il libro trovava testimoni e relatori, preparati e pronti a cogliere  ogni riflessione anche la  meno espressa, dilatandone aspetti,  a prima vista,  appena recepiti. L’analisi poi ha  scavato  anche  l’animo dell’autore  e il rapporto  simbiotico con la città e il modello di vita, nonché il lavoro suo svolto quale giornalista della prestigiosa testata del Roma. Un attore napoletano ha saputo trasmettere  le emozioni  del contenuto  letterario,  leggendo a più riprese passi salienti del racconto di Pugliese  che si snoda  attraverso la rappresentazione di   quattro giornate,  di pioggia, di dolore e speranze, che videro Napoli, i napoletani e le cose di Napoli affiatate, confuse e spiegate  in un solo respiro, umano e poetico. La figlia, prima,  e il fratello,  poi,  dello scomparso autore, hanno saputo sottolineare i caratteri dell’uomo, non facile, introverso, insofferente, ma duttile e dolce nei rapporti con gli altri. Non si trascurava nella descrizione delle vicende personali  dell’uomo, il fatto di aver abbandonato Napoli  per seguire la figlia, trasferitasi  in quel di Mugnano del Cardinale,  Il racconto di Antonio Tulino sullautore di Malacqua: Nicola Puglieseperciò  la scelta sua  di posizionarsi ad Avella  e qui trascorrere i tempi della sua conclusione terrena,  veniva  tacitamente accolta ma non esplicitata.  Eravamo in molti ad essere li  presenti , nei locali della  Feltrinelli  di Piazza dei Mariti,  e tutti, dico tutti, chi più e chi meno,  provenienti dalla sua  ultima libera  scelta residenziale terrena,  avrebbero potuto esprimere  un pensiero  tributario  della  esperienza amicale  dello scomparso.  Tutti   con lo scomparso  autore di Malacqua, con il forestiero ciondolante  tra il “Pasquino“ e l’abitazione di  Via Roma,  con l’artefice di  lunghissime pause di tempo affidate al gioco della dama o degli scacchi, avrebbero potuto  testimoniare il sentire di Nicola perché  ognuno di  noi  con Nicola ha avuto  un attimo di attenzione, un’occasione di dialogo, un motivo di racconto, una ragione  per riflettere, un pensiero da conservare. Ma nessuno  in quell’assise,  dico nessuno degli avellani  presenti, sentì il bisogno di alzarsi. Un fenomeno di  catoblepismo  mentale  non ci consentì di alzare il pensiero e tributare ai presenti il fascino  di un uomo solo che ad Avella non si trovava  per caso, né per seguire la figlia che intanto rimaneva nella  distante Mugnano del Cardinale. Questo è il mio pensiero e la mia  deduzione: Nicola aveva scelto Avella per la sua  posizione strategica essendo  un paese posizionato all’interno delle grandi arterie stradali. Aveva scelto Avella  per il silenzio che il paese sa offrire, per l’aria che si respira e per la dimensione umana  che Nicola riusciva a cogliere  a differenza degli  indigeni. Ma la vera e forse la più drammatica ragione  della scelta  avellana, sta nel grande rifiuto operato nei confronti  della città di Napoli,  sorda  e insensibile  dell’amore offerto ed espresso  alla città, che si coglie  a piene mani  leggendo  l’opera omnia  del suo  autore. Una specie  di Il racconto di Antonio Tulino sullautore di Malacqua: Nicola Pugliesemitridatizzazione  aveva  attaccato  la persona  di Nicola e finché ha potuto e ha saputo convivere con le specie  tossiche  della vita, ha saputo anche  mascherare  la  calma, la  tranquillità, stazionando davanti al “Pasquino”  in compagnia della inseparabile sigaretta, oppure con l’amata moglie nell’attico di Via Roma ove alloggiava.  No, in ultima analisi,   devo convincermi che  il silenzio di noi avellani  non è da imputare  alle ragioni espresse, né , lo stesso,   è da  attribuire alla sindrome che ho accennato in precedenza.  Il silenzio  ce lo ha dettato e imposto Nicola che non ha voluto condividere con i napoletani  la pausa  esistenziale che si era  volutamente regalato. Amante della vita sana e  vero  indagatore dell’animo umano, nella riflessione avellana, forse, aveva trovato,  Nicola,  la luce necessaria  per sopportare  il faticoso fardello della verità  sociale.  E allora come la pioggia, regina del suo romanzo, il nostro silenzio si è calato sulla  esistenza del caro amico scomparso.

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