Occorre monitoraggio delle risorse idriche dai Monti Avella alla Piana Campana

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Occorre monitoraggio delle risorse idriche dai Monti Avella alla Piana CampanaL’acqua rappresenta una risorsa indispensabile da preservare e difendere. Tuttavia, lo sfruttamento a dir poco selvaggio della risorsa idrica sta portando ad un depauperamento irreversibile della stessa e ad un conseguente inquinamento ambientale assai deleterio. In questo modo, viene meno il concetto di sviluppo sostenibile che mira alla tutela e alla valorizzazione delle risorse naturali al fine di soddisfare le necessità della popolazione senza però compromettere la fruizione alle future generazioni. Purtroppo, però, le risorse naturali sono falcidiate dal degrado progressivo, di origine antropica, che condurrà di questo passo ad inquinamento totale prima e ad un esaurimento poi. In Campania, le falde acquifere che fluiscono al di sotto della Piana Campana, la distesa più ampia della regione, sono il bersaglio continuo di emungimento e contaminazione letale. Anche la porzione pedemontana del territorio dell’Agro – nolano, area di raccordo tra i Monti di Avella a Nord ed il margine nord – orientale della Piana Campana, al confine tra le province di Napoli ed Avellino, risulta essere inglobata in tale problematica. Infatti gli imponenti Monti Avella, massicci carbonatici del Cretacico, veri e propri serbatoi di acqua, hanno una importanza strategica per la ricarica idrica delle falde fino alla zona di Volla in quanto la direttrice del deflusso idrico sotterraneo è NE – SW (Nord Est – Sud Ovest). Il problema sorge poiché, lungo il loro fluire, le falde attraversano un territorio caratterizzato dalla coltivazione di cave di pianura, precisamente a fossa, a cielo aperto, essenzialmente di prodotti tufacei. La tipologia della cava a fossa presenta, senza dubbio alcuno, una maggiore vulnerabilità all’inquinamento della falda idrica per l’asportazione del materiale cavato sovrastante l’acquifero. Il quadro che si presenta è alquanto preoccupante: in numerose cave a fossa sono stati sversati ed accumulati ingenti volumi di materiale di cui non si conosce né la natura né la provenienza; in altre due ex cave a fossa a Tufino, invece, sono state realizzate due discariche di rifiuti solidi urbani campani (RSU) quali Paenzano 1 e Paenzano 2 con annesso impianto ex STIR di trattamento dei rifiuti. Tale aree poggiano, tutte, su un substrato molto permeabile per porosità quale il tufo, molto fratturato quale il basamento carbonatico ed assorbente. Ne consegue che l’infiltrazione meteorica, dopo aver lisciviato il materiale inquinato presente nel sottosuolo ed il sottosuolo stesso, contaminato, giunge in falda alimentandola senza la benché minima difficoltà. Pertanto, andrebbe effettuato un meticoloso studio con analisi della qualità dell’acqua di falda, captata abbondantemente per uso irriguo nella piana campana. Bisogna affrettarsi: l’impatto sulle acque sotterranee deve essere immediatamente accertato in maniera trasparente. Ne va della nostra salute.

FONTE: TG NEWS

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