Studenti senza pullman: «Noi, trattati come bestie»

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Studenti senza pullman: «Noi, trattati come bestie» Bus stipati. Studenti lasciati a piedi. Genitori costretti a folli corse in auto per recuperare i propri figli e portarli a scuola. La protesta degli studenti del Mandamento non si placa.  A poco o niente serve la soluzione individuata dall’allora assessore provinciale lo scorso maggio, Generoso Cusano, di affidare un servizi alternativo ad un’azienda privata. Servizio costoso e con poche corse, per i 4mila studenti della zona al confine con la provincia napoletana. «Siamo davvero stanchi – racconta Antonio Iervolino, studente del quinto anno all’itis “Guido Dorso”, residente nel comune di Avella -. Finalmente mi diplomo, dopo 5 anni di inferno. Siamo letteralmente isolati e tagliati fuori dal capoluogo. Non posso andare in biblioteca, ne trattenermi per qualche ora con i miei compagni. Ogni giorno devo alzarmi prestissimo per arrivare, dopo un viaggio difficile e scomodo, dopo due ore e mezza a scuola. Bocciamo Caldoro e il suo governo – spiega -. In questi anni ha solo incentivato i collegamenti con Ischia, Pompei, e l’hinterland napoletano. E noi? Letteralmente dimenticati da tutti, senza servizi e senza diritti». Antonio il prossimo 11 ottobre aderirà alla manifestazione indetta dall’Unione degli Studenti. «Ci sarò perchè davvero non c’è più tempo e ci servono spazi e servizi. Cinque anni fa pagavo 33 euro al mese, ma c’erano più corse. Oggi, col servizio privato, dovrei sborsare 58 euro al mese per poter contare su orari rigidissimi e corse limitate (ore 7, 13,30 e 14,30 per il ritorno, ndr). Per questo continuo ad utilizzare la circumvesuviana a pagare 45 euro al mese. Certo, viaggiamo ammassati molte volte e in condizioni difficili ma ci sono più corse e costa di meno. Per me andare a scuola è difficile, scomodo e traumatico. Ogni volta che vedo passare un bus, mi prende la malinconia. Senza dimenticare che noi studenti pendolari subiamo un vero e proprio blocco e stop alla vita sociale». E gli studenti della provincia come quelli del capoluogo hanno deciso di portare in piazza la loro protesta, dopo un lungo e articolato percorso introduttivo, fatto di iniziative, confronti e social network. Come la foto-petizione in cui ogni studente ha coniato uno slogan per dire basta a disagi, disservizi e tagli governativi all’istruzione. «Quest’anno i tagli della Riforma Gelmini e gli scarsi investimenti sul welfare si fanno sempre più pesanti – spiega Luca Cioffi -. Mentre si sprecano soldi per tav inutili o per i muos in sicilia, la situazione dell’Edilizia scolastica peggiora ogni anno che passa e le nostre scuole cadono a pezzi. Servirebbero più di 16 miliardi per ristrutturare le scuole italiane non a norma e i finanziamenti non possono arrivare sempre dopo catastrofi o morti. L’assenza di finanziamenti alla Legge regionale sul diritto allo studio e all’Unico Campania, inoltre, rendono invivibile la situazione dei trasporti irpini, soprattutto per quanto riguarda la tratta un tempo coperta dall’EavBus, oggi coperta da una ditta privata a costi maggiori e servizi minori. Nelle continue emergenze di governo, l’11 ottobre scenderemo in piazza per dire che c’è un’emergenza sociale che non può più aspettare: non c’è più tempo». Dal canto suo Chiara Loffredo rimarca come la scuola anche quest’anno sia ripartita con i problemi di sempre. «Abbiamo intanto lanciato una fotopetizione sui social network per coinvolgere e partecipare attivamente. Per dire per quali ragioni “Non c’è più tempo” e per dare voce agli studenti che vogliono dire la loro». Dello stesso parere anche Mattia Iuliano. «L’edilizia scolastica – spiega Iuliano – è certo la prima emergenza da affrontare. Le nostre scuole troppo spesso devono essere ancora adeguate. Penso ai casi più clamorosi del capoluogo: la succursale dell’alberghiero, dove sono ancora in corso i lavori, piuttosto che la Dante Alighieri. Proprio la scuola di via Piave è stata liberata perchè dovevano partire dei lavori. Non si sa ancora nulla. Il prossimo undici ottobre saremo in piazza anche e soprattutto per chiedere un potenziamento e miglioramento del servizio di collegamento e trasporti urbani. Una rete, quella regionale, disastrosa per i collegamenti in Irpinia. Come alternativa e soluzione, ad esempio, per i nostri amici del Mandamento è stato fornire un servizio alternativo privato, più costoso e con meno corse. Per questo saremo in piazza per dire che non c’è più tempo per aspettare e sopportare questi disagi».

FONTE: OTTOPAGINE

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