Una nuova primavera per l’Anfiteatro di Avella.

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di Armando Sodano

Una nuova primavera per l’Anfiteatro di Avella. Si spera! Il restauro dell’anfiteatro di Avella rientrava nel progetto per la realizzazione di un parco archeologico che valorizzasse la zona degli scavi, sfruttando la possibilità di utilizzare l’anfiteatro per spettacoli, principalmente estivi visto il clima, nella sua ampia arena. Per il parco archeologico, il progetto ipotizzava la realizzazione di un tracciato viario pedonale ricalcando in parte quello della città romana, individuando così nell’area delle “insulae” da sottoporre a scavi archeologici. Questo tracciato viario doveva essere accompagnato da una alberatura alquanto atipica per la zona, quali pioppi, cipressini e cipressi, prevedendo anche la formazione di piccole aree di sosta ubicate agli incroci di queste vie pedonali. All’interno delle insule era prevista anche la possibilità di realizzare campetti da gioco e sport all’aperto. Per le parti da costruire, come una biglietteria e relativo deposito, era prevista la possibilità di sfruttare il dislivello del terreno esistente in maniera da collocarli in posizione parzialmente interrata per non disturbare il contesto. Per le restanti parti del perimetro a maggior pendenza, il dislivello sarebbe stato trattato con una scarpata a verde, permettendo una delimitazione verso il parcheggio e la prevista nuova strada comunale. Per quanto riguarda il restauro dell’anfiteatro si comprende, dalla pianta in figura ricavata da quella del progetto, come esso mirasse in primis al restauro conservativo delle strutture emergenti, in previsione anche di un suo utilizzo per spettacoli che richiamassero pubblico, ma non certo da grandi numeri, data l’importanza archeologica perciò l’interesse culturale del sito. Infatti, l’intervento si preoccupa principalmente di mettere in vista il complesso monumentale, evidenziandone strutture, forme geometriche e tutto l’insieme compositivo dello spazio che lo contiene, integrato in percorsi pedonali, verde e ruderi. Il fulcro resta, come sempre, l’arena che può accogliere lo spettacolo, con i suoi protagonisti, e parte di pubblico, mentre una restante parte può essere accolta sulle gradinate ricostruite, in ambi i lati, su una metà della media cavea, lasciando libera e a vista l’altra metà, tutto il podio, come libere e a vista sono le basi delle arcate dell’alta cavea. A queste gradinate il pubblico può accedervi comodamente attraverso percorsi esterni o dalla stessa cavea, tramite apposite rampe e gradini. È evidente come in questo progetto, redatto dagli architetti Siola e Rabitti per il Comune di Avella nel lontano 1986, il protagonista di ogni spettacolo sia, oltre agli artisti che vi si esibiscono, il monumento che diventa esso stesso contenuto dello spettacolo, mentre anche lo stesso pubblico è partecipe e messo ben in condizione di godere ampiamente dell’uno e dell’altro. Ma questo, oggi, lo possiamo soltanto raccontare, perché le cose sono andate un po’ diversamente, sperando in una “nuova primavera” per il nostro caro e amato Anfiteatro Avellano, visto anche l’ “entusiasmo” di cui è tanto circondato.

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