AVELLA. Carmela ci racconta la sua esperienza con il Covid. “Sono entrata ed uscita dell’ospedale piangendo”.

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La sua è una storia che non poteva non essere raccontata, la protagonista è una moglie e mamma avellana che ci ha raggiunto telefonicamente per dirci che ai lettori del nostro giornale vanno raccontate anche le tante belle notizie, non  solo il bollettino di guerra che questo maledetto Covid sta causando. E noi l’abbiamo presa in parola. Ecco la sua esperienza con il Coronavirus.

Oggi è felice ed è tornata a casa sua, ad Avella. E’ guarita dal coronavirus e sta bene. Carmela ci ha raccontato che cosa è successo da quando, a fin febbraio ha cominciato ad avvertire qualche sintomo tipicamente influenzale, fino alla guarigione dal Covid, dopo un mese di marzo tutto trascorso in ospedale. «Avevo una tosse che è diventata presto molto secca e fastidiosa e poi la febbre a 38,5°C. Sono stata dal mio medico il quale mi ha prescritto una terapia antinfluenzale, ma la mia situazione, nonostante le cure, non migliorava. Siccome la tosse continuava ad aumentare e iniziavo ad avere seri problemi di respirazione io e mio marito abbiamo pensato di chiamare il numero di emergenza, il 118. Arrivata l’ambulanza ho visto dal vivo gli uomini del 118 tutti completamente coperti di tute e maschere. Una scena che avevo visto solo per televisione e sui giornali che adesso invece mi vedeva protagonista. Ho iniziato a piangere interrottamente durante tutto il tragitto Avella – Avellino, verso il centro Covid dell’Ospedale Moscati, l’unico pensiero nella mia mente era paura di non rivedere più i miei cari, lasciati a casa e senza che potessero starmi vicino.  Giunta in ospedale sono stata immediatamente ricoverata e messa in isolamento. Mi è stata diagnosticata una polmonite da Covid-19, già in regressione. I sanitari avevano riscontrato che le mie condizioni erano serie. Da quel momento in poi però ho potuto constatare che non era vero quello che leggevo sui giornali. Il personale sanitario che mi è stato vicino era la mia nuova famiglia. Collocata in una stanza singola,  i medici e le infermiere entravano tutti sempre protetti da tute e maschere, ma la loro presenza era per me motivo di sollievo, gentili, familiari e soprattutto mi incoraggiavano a reagire e a sconfiggere il male invisibile. Non potendoli vedere in faccia li riconoscevo solo per il nome che portavano sulle tute”. 

Quale è il messaggio che vorrebbe trasmettere?
«L’attenzione è doverosa, visto che non esiste ancora un farmaco risolutivo se non il vaccino. Ma chi muore di coronavirus, normalmente ha anche altre patologie. E’ brutto per chi è ricoverato in terapia intensiva leggere gli aggiornamenti sui decessi per Covid. Anche io l’ho vissuto male, soprattutto quando ho letto la notizia della morte di un mio concittadino quasi coetaneo. Sarebbe bello invece anche raccontare le storie belle, che sono poi la grande maggioranza grazie al lavoro di questi nostri angeli in corsia.

Desidero ringraziare  tutti coloro che mi sono stati vicino, per la gentilezza, professionalità e umanità dimostrata. Frequentando il Covid Hospidal ho avuto il privilegio di conoscere non solo persone davvero speciali, un “mondo” fatto di solidarietà e sostegno. Li voglio ricordare uno ad uno: I dottori Tizzani, Colucci, Nunziata, Tibullo e Iuliano.  Gli operatori sanitari che in questo mese mi hanno curato e coccolato: Silvana, Dominique, Michela, Rosita, Ilenia, Adele, Carmelina, Concetta, Giuseppe, Fausto, Natale, Luca e Stefania.  Sono entrata piangendo per la paura di non farcela e sono uscita piangendo per la gioia e per l’emozione ricevuta dal saluto dei medici e di tutto il personale sanitario che mi ha accompagnato all’uscita. Davvero contenta di essere stata curata da  professionisti con la P maiuscola, ma allo stesso tempo umani. A volte del nostro ospedale “Moscati”  leggiamo solo brutte notizie di cronaca, per me rimane il top delle strutture sanitarie per averlo vissuto sulla mia pelle”.

Grazie Carmela per averci raccontato la tua esperienza, sicuramente sarà di aiuto a molti.

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