AVELLINO. Il Comitato Acqua Bene Comune Avellino – aspettando Godot, esprime le sue considerazioni sulla crisi idrica e la campagna elettorale

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La mancanza di acqua di questa estate in vari paesi dell’Irpinia e del Sannio e i disagi causati dalle temporanee interruzioni del servizio hanno riportato, purtroppo solo in questi giorni, l’attenzione dell’opinione pubblica e dei giornali sul tema della gestione del servizio idrico. Attenzione che si enfatizza a causa della campagna elettorale in corso e fa sì che gli aspiranti alla carica di Presidente e i vari candidati nelle liste non possano tralasciare questo tema nelle loro dichiarazioni programmatiche.

Purtroppo rileviamo che non si va al di là di dichiarazioni generiche o banalmente campanilistiche sul fatto che manca l’acqua mentre la forniamo ad altre province e regioni.

Il tema è complesso e di importanza vitale e andrebbe approfondito con la dovuta cura; i disagi che viviamo non nascono solo dalla scarsità delle piogge di quest’inverno o da qualche condotta fatiscente, ma sono frutto di anni di errata o mancata gestione della risorsa idrica in Italia e in particolare nella Regione Campania, con il chiaro intento di cederne la gestione ai privati.

È grave che nessuno dei candidati faccia riferimento alla legge regionale 15/2015 che regola la materia e che, come sta evidenziando Padre Alex Zanotelli in questi giorni, esautora di fatto le comunità locali ed i territori dalle decisioni.

L’Irpinia è una terra di acqua, di sorgenti, di fiumi e da’ da bere a tre regioni italiane e a due grandi città come Napoli e Bari. Come si può immaginare, la partita in gioco è grande e va al di là delle nostre zone. La legge regionale 15/2015 prevede l’affidamento del servizio dell’ambito territoriale Irpinia e Sannio ad un gestore unico, incoraggiando l’aggregazione tra il gestore di Benevento Gesesa e Alto Calore. Ciò favorisce di fatto l’ingresso dei privati in Irpinia e fa avanzare il progetto di Acea, a cui appartiene Gesesa, e delle multinazionali che ci sono dietro, come Suez France, per creare un unico gestore privato nell’intero Sud Italia. Di ciò vi sono tracce anche nel recente piano Colao. Questo disegno mira a superare il concetto di acqua bene comune per far sì che, al pari di qualunque merce, da essa i privati possano trarre profitto. Questo obiettivo si è nascosto spesso quando si è parlato di inefficienza del pubblico e mancanza di risorse economiche per il rifacimento delle reti e il miglioramento degli impianti. Ma, grazie anche agli aiuti economici previsti dal Recovery Fund per i prossimi anni, è doveroso che i governanti e le classi dirigenti del Mezzogiorno si battano perché i fondi vengano utilizzati in buona parte per preservare e ben utilizzare l’acqua e le risorse naturali del territorio.

Il risanamento dell’Alto Calore messo in atto negli ultimi anni, sia pure con i suoi limiti, dimostra che il servizio pubblico può essere redditizio come quello privato. Non bisogna cadere nella trappola per cui, come spesso accade, un servizio pubblico che non funziona non viene risanato ma, nella maggior parte dei casi, svenduto. Per superare la crisi dell’Alto Calore esso va trasformato in azienda speciale con uno statuto che lo tenga libero dalle influenze politiche, gli va affidata la gestione del distretto impedendo la fusione con aziende partecipate da privati, vanno risanate le reti e gli impianti per tutelare la risorsa con l’aiuto della Regione e del Governo. Stigmatizziamo a questo proposito che non è ancora concretamente visibile il piano annunciato dalla Regione di 60 milioni per rimodernare le reti dei comuni.

Purtroppo registriamo che in questo clima di campagna elettorale l’Alto Calore continua a non separarsi dalle vecchie logiche: aumento dei quadri dirigenti con conseguenti aumenti di stipendio non giustificati dalla situazione economica in cui versa, assunzioni di tirocinanti tramite progetti regionali o nazionali, a cui non siamo contrari per principio ma che sembrano mossi solo in una prospettiva meramente elettorale.

La battaglia del nostro Comitato è la battaglia per la difesa di un bene comune fondamentale ma anche per la democrazia e il rispetto della volontà popolare espressa nel referendum del 2011. Se non si interviene la carenza idrica aumenterà nel corso di quest’estate e delle prossime. I cambiamenti climatici incombenti ci impongono sempre più di tutelare l’acqua e conservarla per le future generazioni e questo compito non può essere affidato ai privati.

L’acqua è un bene comune di nessuno in esclusiva, non è mercificabile e dev’essere assicurato a tutti in maniera eguale. Su questi importanti temi per l’Irpinia e per il Sud chiediamo ai candidati alle prossime elezioni regionali di esprimersi, battersi pubblicamente contro l’esclusiva logica del profitto per proteggere ciò che è di tutti e di impegnarsi con forza per fermare il disegno di privatizzazione della gestione dell’acqua al Sud, disegno contro il quale noi combatteremo in prima fila”.

Comitato Acqua Bene Comune Avellino- aspettando Godot

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