Baiano. Inaugurata l’edicola di Santo Stefano, nell’Agorà di piazza Napolitano Simbolo di fede e speranza, il legame con l’esedra della Madonna di Lourdes. Foto

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 di Gianni Amodeo

Foto di Carmine Montella e Gennaro Casoria

E’ sottile e trasparente, ma anche compatto quasi fosse foggiato a tempra d’acciaio, il legame che connette, da un verso, il profilo sacrale dell’esedra di corso Garibaldi, – in cui campeggiano con rivestimento di eterna edera  rasserenante  il magnifico  tabernacolo della Madonna di Lourdes e la vasca dell’Acqua a ricambio continuo metafora dei cicli vitali, mentre in posizione centrale si staglia la colonna di supporto alla statua del Levita per l’altezza di circa quattro metri, facendo da toponimo all’incavo rA Marunnella, in simmetrica  corrispondenza con quello che un tempo era chiamato ‘O Largoe Santo Spirito, su cui s’affaccia imponente il Palazzo Boccieri,a tre piani  – e, dall’altro, si dispiega la simbologia più autentica e significativa da cui è pervasa e innervata  l’edicola, al di là dell’entità fisica, e che la comunità cittadina ha appena inaugurato nell’Agorà propaggine di piazza Napolitano, in onore di Santo Stefano eletto a suo venerato Patrono da tempo immemorabile e Protomartire della cristianità.

Baiano. Inaugurata l’edicola di Santo Stefano, nell’Agorà  di piazza Napolitano  Simbolo di fede e speranza, il legame con l’esedra della Madonna di Lourdes. FotoE’ il legame, che si legge  nella varietà concettuale della lapide d’intitolazione dell’esedra  rA Marunnella, fatta realizzare nel 1913 dal parroco don Andrea Maria Ferrara,  e si ritrova e legge, nello stesso tempo a tutto tondo,  nell’invocazione che veicola proprio la simbologia dell’edicola, così come si polarizza nella Preghiera,  composta da Stefanina Colucci, rispecchiando la sintesi efficace dei temi dell’Oratorio sacro, svolto dalla comunità dei fedeli, per invocare la protezione divina, a fronte dei drammi e delle tragedie, da cui  è attraversata sotto i colpi della pandemia della SarsCov2 l’umanità intera sotto tutte le latitudini, ormai da circa due anni. E, en passant, sarà opportuno ricordare  che Stefanina Colucci,  ottantenne, è la madre di Raffaele e Concetta, docenti nel Liceo scientifico “Colombo” a Marigliano, e nell’Istituto comprensivo “Manzoni”, a Quadrelle, ed insieme con il marito Antonio Candela,- uomo di cultura e dirigente degli Uffici dell’Acque comunale di Napoli, scomparso una decina d’anni fa- è donatrice delle artistiche campane della Chiesa Madre di Santa Croce, ora in restauro, e di uno dei seggi marmorei dell’altare maggiore della Chiesa parrocchiale di Santo Stefano.

 In questo scenario, nella lapide esplicativa dell’esedra, vero e proprio tabernacolo di meditazione per il viandante che vi si sofferma,  spiccano sia la dedicazione alla Vergine immacolata di Lourdes, sia l’auspicio a che il  Levita faccia  vivere nella comunità sempre e con integrità piena la  sana Fede religiosa coniugata con la Speranza di vita e solidarietà, quale antidoto agli smarrimenti e ai disperanti e disperati abbandoni su se stessi; ed è proprio l’autenticità della Fede professata e praticata secondo i principi del Vangelo, a costituire, a sua volta, la chiave ispiratrice della Preghiera,  di cui è destinatario diretto …”fratello Stefano”- Patrono e Protomartire–  con cui la comunità  interloquisce in presa diretta e rapporto colloquiale, per invocarne il soccorso e l’aiuto così come seppe renderli manifesti in altre dolorose vicende e traversie vissute dalla comunità. E’ l’invocazione diretta al … “fratello Stefano”, oltre che alla Madonna e a San Pio, a liberare l’umanità dalla pandemia, così come accadde per il vaiolo che tra il 1902  e il 1903 si abbatté inesorabile sulle comunità locali, per dissolversi il 26 febbraio del 1903, in coincidenza con la processione della statua del Levita nelle strade  del centro storico.

Esserci e confidare nella ripresa                                 

Commossa e composta la partecipazione della comunità alla celebrazione dell’Eucarestia inaugurale dell’edicola del Levita, officiata dal parroco don Fiorelmo Cennamo, e letture sacre fatte dal sindaco Enrico Montanaro e Carlo Melissa. A seguire il taglio del nastro rituale del manufatto, fatto realizzare dall’Associazione del Comitato dei festeggiamenti patronali in onore del Levita, edizione 2018; un’operazione, resa possibile con risorse d’avanzo della gestione economica della tradizionale sottoscrizione popolare, com’è avvenuto anche per altre analoghe iniziative.

Un intervento compiuto in conformità e regola con tutte le prescrizioni, disposizioni e indicazioni progettuali fissate  del competente Ufficio tecnico comunale ed in sintonia con l’amministrazione, guidata dal sindaco Montanaro, e di fatto eseguito, con l’aiuto dei componenti dello stesso Comitato,  direttamente da MastStefanoO Taccone, per l’Ufficio anagrafico, Stefano Guerrierosettantenne – da sempre provetto stuccatore e fravecatore tutto fare– in grado di risolvere qualsiasi problema di edilizia domestica. In realtà, Mast’ Stefano – ufficialmente cassiere del Comitato- è stato l’ideatore e l’attuatore dell’iniziativa, specie sul versante burocratico, con dedizione piena e degna delle migliori … cause, rimuovendo passo dopo passo ostacoli e intoppi di vario genere, grazie anche al consenso del Comitato e dei fedeli del Levita, la cui edicola inserisce un importante elemento di arredo e decoro architettonico nell’Agorà; un elemento ben fatto e ammirevole, come evidenziava il sindaco Montanaro, nelle sue riflessioni, per un manufatto a cupola dall’armoniosa linea architettonica alto circa tre metri, largo circa due metri, con il piedistallo rivestito di marmo, su cui è collocata la statua lignea del Levita e l’artistica vetrata di chiusura. Un manufatto, ai cui lati sembrano fare da custodi due  giovani olivi in piena crescita,  dono dell’Azienda agricola Guerriero, prelevati dalla collina di Gesù e Maria.

A dare il senso all’evento, l’esibizione musicale e canora di circa quaranta tra ragazze e ragazzi, che formano l’ Orchestra \ Ensemble  dell’Istituto comprensivo “Giovanni XXIII”, diretto dal professore Vincenzo Serpico e attivo nei plessi di Baiano e Sperone. Un’esibizione coinvolgente e e di buon livello spettacolare, condotta da Gennaro Calisei, docente di Educazione musicale, in coordinamento con i docenti Antonio Avitabile, per il violoncello,  Floria Girolami e Alberto Signorile per l’oboe, Mariolina Grato, per il violino, Alessia Manco, per il pianoforte, Antonio Ruocco, per la viola.

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