Cinghiali, l’allarme degli Agronomi. Ilpresidente Ciro Picariello: “Servono strumenti più efficaci per proteggere le colture dagli attacchi degli ungulati”

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Cinghiali: l’allarme arriva dagli Agronomi irpini. Il presidente dell’Ordine dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali di Avellino, Ciro Picariello, fa appello alla Regione e agli Enti locali per una rapida soluzione del problema. Gli ungulati stanno devastando le colture causando gravi danni agli imprenditori del comparto agricolo irpino.

“La problematica relativa ai cinghiali – spiega il presidente Picariello – negli ultimi mesi ha visto crescere la paura e lo sconcerto da parte degli imprenditori agricoli e dei cittadini. La proliferazione senza freni dei cinghiali che si è avuta a seguito del mancato controllo durante la pandemia, sta mettendo a serio rischio non solo le produzioni agroalimentari, ma anche l’equilibrio ambientale delle zone agricole  e la sicurezza delle persone che vivono in campagna, cosi come nei borghi o nelle città. Un tema che coinvolge l’incolumità di tutti i cittadini. Assistiamo alla massiccia presenza di questi animali anche nella nostra città, lungo le strade, e non di poco conto, orami ci sono sempre più agricoltori che manifestano paura di andare nei campi per non imbattersi in branchi di cinghiali e rischiare la propria salute”.

“Nelle ultime settimane – evidenzia Picariello –  in seguito alla crisi idrica e alla carenza di cibo nei boschi, gli ungulati si stanno spingendo, a branchi, verso le campagne coltivate e i laghetti per l’irrigazione dove distruggono tutto ciò che trovano sul loro cammino. La situazione è diventata incontrollabile con rischio anche di importanti incidenti ai cittadini. I disagi e le criticità non riguardano solo i coltivatori ma è diventato quindi un problema di pubblica incolumità. Non poche volte, purtroppo, gli animali hanno rappresentato anche problemi per la viabilità causando incidenti stradali.”.

“Gli agricoltori irpini – sottolinea Picariello – stanno pagando un prezzo altissimo, non solo per la pandemia ma anche per l’impatto di branchi sempre più numerosi di cinghiali sulle colture che ha assunto dimensioni insostenibili. E’ doveroso dare una risposta concreta al mondo del lavoro agricolo, che con coraggio e passione portano avanti le proprie attività, non è possibile vedere distrutto il frutto del lavoro, siano vigneti, campi seminati a cereali o frutteti. Gli agricoltori  sono a dir poco scoraggiati, non chiedono più neanche l’ipotetico indennizzo previsto dalla Regione, perché oltre le lungaggine burocratiche spesso sono pochissimi fondi messi a disposizione”.

“Insieme alle indispensabili azioni di prevenzione – riprende Picariello –  che in molti casi sono state attuate (come le recinzioni), proprietari e conduttori di fondi agricoli hanno necessità di più efficaci strumenti nell’ambito delle attività di controllo per proteggere le proprie colture dagli attacchi degli ungulati.

Possibili strumenti di contenimento:

–          Recepire ed attuare immediatamente da parte della regione Campania, in richiamo alla sentenza della corte costituzionale, la possibilità di poter abbattere i cinghiali che invadono il proprio fondo agricolo anche gli agricoltori.

–          Allungare il calendario venatorio per il periodo di caccia, settembre-aprile

 Apertura delle riserve di caccia (circoscritte agli ungulati), veri serbatoi di proliferazione,

–          Piano di contenimento, attivando i cosiddetti “chiusini” ed i “selettori” esteso ai agricoltori, per almeno tre anni,

–          Snellire da parte della regione Campania, le procedure burocratiche con metodi oggettivi ed efficaci, per il ristoro dei danni causati da cinghiali.

L’auspicio è comunque che l’assessore regionale all’agricoltura, convochi un tavolo tecnico per definire un programma di lavoro per dare risposte certe al mondo agricolo e a tutti i cittadini

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