Contro il prospettato “furto” dell’acqua irpina, interviene il Consigliere Nappi

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Contro il prospettato “furto” dell’acqua irpina, interviene il Consigliere Nappi

Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta che il Consigliere regionale dr.Sergio Nappi ha mandato a tutte le testate giornalistiche locali: “Ribadisco la mia totale determinazione affinché la provincia di Avellino non subisca, con il riordino degli ambiti idrici ottimali, l’ennesimo atto di prevaricazione ‘napolicentrica’. Tuttavia, quando si è chiamati al confronto con interlocutori che hanno posizioni contrapposte, occorre avere sempre una piena consapevolezza del ‘campo’ sul quale ci si confronta, delle normative vigenti che ne regolano il funzionamento, e di tutte le informazioni necessarie a trovare le migliori soluzioni alla controversia”. Lo dice in una lettera aperta il consigliere regionale Sergio Nappi. “Devo rilevare, mio malgrado, – aggiunge – che buona parte della classe politica della nostra provincia, da quella amministrativa fino a quella parlamentare, ha avuto la pretesa –  sacrosanta, ci mancherebbe – di intervenire sul disegno di legge regionale di riordino degli ambiti senza, però, documentarsi adeguatamente. Pertanto, con l’obiettivo di fare ulteriore chiarezza, è mia premura ribadire alcuni aspetti, comunque già indicati nel mio precedente comunicato. Il disegno di legge è stato elaborato dalla Giunta regionale in ossequio a quanto previsto dalla normativa nazionale di riferimento, in particolare: il decreto legislativo 152 del 3 aprile 2006, che all’articolo 147 stabilisce che “le regioni possono modificare le delimitazioni degli ambiti territoriali ottimali per migliorare la gestione del servizio idrico integrato, assicurandone comunque lo svolgimento secondo criteri di efficienza, efficacia ed economicità, nel rispetto, in particolare, dei seguenti principi: a) unità del bacino idrografico o del sub-bacino o dei bacini idrografici contigui, tenuto conto dei piani di bacino, nonché della localizzazione delle risorse e dei loro vincoli di destinazione, anche derivanti da consuetudine, in favore dei centri abitati interessati; b) unitarietà della gestione e, comunque, superamento della frammentazione verticale delle gestioni; c) adeguatezza delle dimensioni gestionali, definita sulla base di parametri fisici, demografici, tecnici.”; l’articolo 2, comma 186 – bis, della legge n. 191 del 23 dicembre 2009, introdotto dall’art. 1, comma 1 del DL n.2 del 25 gennaio 2010, così come modificato dalla legge di conversione n. 42 del 26 marzo 2010, che ha stabilito che “decorso un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono soppresse le Autorità d’àmbito territoriale di cui agli articoli 148 e 201 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152, e ss.mm. Entro un anno dalla data di entrata in vigore delle presente legge, le regioni attribuiscono con legge le funzioni già esercitate dalle Autorità, nel rispetto dei principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza.” E’ evidente, dunque, che la perimetrazione dei nuovi ambiti, delineata nel disegno di legge regionale, è scaturita dall’applicazione dei criteri stabiliti dalla normativa nazionale, e non certo da valutazioni discrezionali dell’Assessore all’ambiente o del Governo regionale. Durante il colloquio che ho avuto con l’onorevole Romano – erano presenti il sindaco di Cassano e un assessore di Caposele – è stato chiarito, inoltre, che le sorgenti dei rispettivi comuni sono di rilevanza strategica regionale e i relativi servizi saranno esercitati unitariamente a livello regionale, così come previsto dall’art.3, comma 2 del disegno di legge. Non saranno, pertanto, assegnate alla gestione diretta di uno degli àmbiti che scaturiranno da detta legge regionale di riordino. Dal disegno di legge, inoltre, si evince (comma 3 – art. 4) che il piano organizzativo, economico finanziario e il modello gestionale saranno attuati in piena sintonia con le amministrazioni locali e nel pieno rispetto delle specificità e delle esigenze locali. Tuttavia, al fine di rendere ancora più esplicito, determinante ed incisivo il coinvolgimento degli amministratori locali nella gestione delle sorgenti di rilevanza strategica, presenterò un apposito emendamento che integrerà il comma 3 dell’articolo 4 del disegno di legge presentato dalla Giunta. Mi auguro, in conclusione, che la classe politica irpina, regionale e nazionale, ognuna secondo le proprie competenze e possibilità, lasci da parte posizioni demagogiche e faccia i conti con la realtà normativa vigente, con le ineludibili esigenze di contenimento dei costi, e si orienti verso una più fattiva attività a tutela degli interessi della nostra provincia”.

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