Diciottenne morto suicida e le community pro-suicidio: boom di iscrizioni.

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Ormai le community sono diventate cosa normale, normalissima, ormai si conoscono le persone e ci si scambiano idee ed anche “segreti” come fossero amici di vecchia data, esistono community per ogni gusto per ogni esigenza, per trovare l’anima gemella, per il lavoro e – probabilmente la più macabra di tutte- è quella PRO-SUICIDIO.
Il numero degli iscritti è in continua crescita, per lo più ragazzi, poco più o poco meno che maggiorenni.
Era iscritto anche Matteo, diciotto anni, un ragazzo popolare, intelligente, di buona famiglia, eppure Matteo viveva un malessere interiore che mai nessuno ha colto: si è collegato alla community, tra una videolezione e l’altra, ed ha annunciato il suo suicidio. Proprio così. Ha annunciato che avrebbe bevuto del veleno e che si sarebbe ucciso.
Nessuno ha tentato di fermarlo. Hanno aspettato che non scrivesse più e gli hanno augurato buon viaggio. Così. Senza sentimenti, senza empatia, senza paura. Purtroppo, Matteo non è l’unico.
Il sito in questione è stato oscurato dopo la morte di altri due ragazzi, dalla procura di Roma, ma di fatto, per la legge , non si tratterebbe di “istigazione al suicidio “.
E probabilmente il problema non è neanche il sito, quanto il gran numero dei giovani che vivono un malessere interiore che non traspare né in famiglia ne tra gli amici, che tengono chiuso dentro, senza la possibilità che qualcuno possa chiarirgli le idee o farlo ragionare.
Matteo rappresenta molto la società dei giovanissimi di oggi: orbitanti, che fanno fatica a riconoscersi in questo mondo e rifiutano una guida, affollando la mente di pensieri “oscuri” e convincendosi che la morte sia l’unica salvezza, l’unica via di uscita.

Carla Carro

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