La Parola della Domenica a cura di don Giuseppe Parisi

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La Parola della Domenica a cura di don Giuseppe ParisiXXXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Dal Vangelo secondo Luca ( 19,1-10) In quel tempo, Gesù entrò nella città di Gèrico e la stava attraversando, quand’ecco un uomo, di nome Zacchèo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là. Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zacchèo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!». Ma Zacchèo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto». Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto». COMMENTO Il Vangelo di questa domenica ci presenta la storia di Zaccheo, un uomo benestante, simile a tantissimi uomini e a tantissime donne del nostro tempo, arricchito con metodi sicuramente non troppo onesti. Giunto al massimo delle sue ricchezze, convinto di essere arrivato al culmine delle sue soddisfazioni terrene, sente il peso della solitudine e si accorge di essere infelice: i soldi pur essendo tanti, non possono riempire l’anima di una persona. Vive la stessa esperienza di Sant’Agostino d’Ippona o di San Francesco d’Assisi prima dell’incontro con il Signore, i quali solo in Dio hanno trovato al vera pace. Zaccheo però non si scoraggia, prende coscienza di tutti gli errori che ha commesso durante la sua vita e avendo sentito parlare di Gesù, portatore di luce e di speranza, decide di scendere dal piedistallo del suo orgoglio ed egoismo per salire sul sicomoro dell’umiltà, unica condizione per poter celebrare l’incontro vivo con Dio vivo. La scena è veramente meravigliosa, Zaccheo non tiene conto del giudizio degli altri o di poter apparire ridicolo agli occhi della gente. Ha un unico obiettivo ormai: vedere Gesù. Ma ecco che avviene qualcosa che non avrebbe mai pensato: Zaccheo cerca Cristo ma si accorge che è Cristo che sta cercando lui. Nell’incrocio degli sguardi, Zaccheo si sente amato da Gesù e non criticato e, nell’invito a scendere dall’albero, la conversione prende piede dentro di lui. Zaccheo si sarà di sicuro preoccupato per Gesù: ‘’chissà la gente cosa dirà sul tuo conto, ti etichetteranno perché vieni in casa mia che sono un peccatore  pubblico ’’.  Immaginiamo la risposta di Gesù: ‘’ Ma cosa dici? Io sono colui che lascia le novantanove pecore per andare in cerca di quella perduta…’’, ‘’io sono venuto per i malati, non per i sani…’’, ‘’io sono più felice per un solo peccatore che si converte che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione…’’. Cosa accade in Zaccheo? E’ sconvolto, capisce l’amore gratuito di Dio e decide: ‘’ Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri e se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto… ‘’. Rende concreta, dunque, la sua conversione, si  libera da tutte le sicurezze terrene e punta  sull’unico Tesoro che è Dio. Carissimi amici, lungo la strada della nostra vita, anche per noi è stato piantato un sicomoro, dobbiamo solo arrampicarci, riconoscendo la nostra bassa statura e la nostra povertà.

Buona e santa domenica a tutti

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