PREMIO BASSA IRPINIA 2021 – Eccellenza dell’anno, a Don Maurizio Patriciello, sacerdote che si batte da anni contro la Terra dei Fuochi

adsense – Responsive Pre Articolo

Un nuovo riconoscimento viene reso noto dalla giuria del Premio Bassa Irpinia 2021 – Eccellenza dell’anno. Il riconoscimento che sarà consegnato il prossimo 27 giugno nella location del Palazzo Ducale di Avella va a Don Maurizio Patriciello, sacerdote come gli altri e come gli altri annuncia il Vangelo. Ma farlo nella Terra dei Fuochi è diverso. Lì è diventato Padre spirituale, amico, confidente, educatore, portavoce di una lotta che abbraccia un’intera regione e una gran parte d’Italia.
Terra dei fuochi è chiamato quel territorio che circonda la parrocchia di San Paolo Apostolo in Caivano in provincia di Napoli. Fuochi che per anni hanno bruciato cumuli di rifiuti, liberando nell’aria veleni tossici.

Da umile sacerdote di periferia, don Maurizio ha alzato la voce contro lo scempio che da più di 20 anni si consuma su quel territorio, lo scarico di rifiuti industriali altamente tossici.
La sua voce si alza contro la camorra responsabile di quello scempio, colpevole di quel fetore che sbarra porte e finestre, che uccide l’aria fresca della sera, e il sole del mattino.

Lo conosciamo meglio in uno scritto tratto da un testo di Nicola Nicoletti

PREMIO BASSA IRPINIA 2021   Eccellenza dellanno, a Don Maurizio Patriciello, sacerdote che si batte da anni contro la Terra dei FuochiMa qual è la storia di don Patriciello? Facciamo un passo indietro al 2013 quando, come un papà preoccupato per i figli, va a chiedere al prefetto come stava quella terra su cui si sentivano tante dicerie riguardo all’amianto. Non sapeva che, dopo quel 17 ottobre, la sua storia sarebbe cambiata per l’ennesima volta. Aveva già un senso quando, da infermiere, serviva i sofferenti. Paramedico scrupoloso, lavorava a 100 metri da casa. Poi un passaggio in auto a un bizzarro francescano rinnovato, quelli che per ubbidienza alla povertà, scalzi, viaggiano in autostop, lo aveva incuriosito. Proprio lui, lontano dalla Chiesa da tanto tempo. Alla fine Patriciello a 30 anni si iscrive a Teologia e poi diventa prete. Il vescovo lo invia a Parco Verde di Caivano, dove si contano 13 piazze di spaccio per un business di 100 milioni di euro all’anno. Un quartiere sorto dopo il sisma del 1980, una somma di povertà, da quella psicologica a quella lavorativa e morale. Lì si avvertono dei fetori terribili. Il sospetto è che vengano bruciati rifiuti industriali. A volte, per la puzza, non si riesce a celebrare la Messa. Nelle notti d’estate non si dorme, con il caldo asfissiante e i termoconvettori a palla. In una di queste “veglie” il prete non ce la fa più. «Erano le 3, sudavo, dovevo reagire». Apre il computer e scrive su Facebook: «Sono don Maurizio Patriciello, chi non può dormire per il tanfo?». Sino alle 6 è in chat con migliaia di cittadini sfiniti dalla puzza. L’indomani va dal vescovo: «Tutti tacciono ma noi dobbiamo reagire», dice a monsignor Angelo Spinillo, appena giunto in diocesi, ad Aversa. E arriva il fatidico 17 ottobre quando, suo malgrado, irrompe nei telegiornali di mezzo mondo. Fioccano articoli tradotti in svariate lingue per un incidente diplomatico con il prefetto di Napoli De Martino. Don Maurizio voleva allertare le autorità sull’emergenza di una natura violentata dai roghi al veleno che illuminavano le notti napoletane. Invece è brutalmente zittito per la sua mancanza di rispetto: non aveva dato dell’“eccellenza” al prefetto. Uscendo dal palazzo medita: ha fede che non sia vana l’umiliazione subita. Ed è così. Una ragazza assiste alle urla del prefetto e posta tutto sul web. In due giorni l’opinione pubblica, giornalisti ed europarlamentari, chiedono le dimissione di De Martino e parlano di roghi e rifiuti interrati. Potenza dei media. «Siamo stati strumenti della Provvidenza», esclamava sorridendo l’instancabile prete quando, accettando le scuse, va dal prefetto a donargli un crocifisso. Un contemporaneo fioretto francescano per descrivere un uomo testardo, che non vuole tacere di fronte ai funerali di giovani e ragazzi di 10 o 24 anni in inquietante aumento.
(Testo  tratto da uno scritto di Nicola Nicoletti).

adsense – Responsive – Post Articolo